venerdì 15 maggio 2015

CUORI CORAGGIOSI di Tatiana Mantovan


Il termine psicologia deriva dal greco psyché = spirito, anima e da logos = discorso, studio. Letteralmente la psicologia è quindi lo studio dello spirito o dell'anima. Questo è quello che ci insegnano il primo anno di università, ma dopo anni di studio, esperienza sul campo e vita vissuta, per me la psicologia è altro.
Per me significa prendersi cura di sé. Trovo coraggiosa ogni persona che sceglie di fare questo passo, di avvicinarsi a qualcuno che lo possa aiutare. Significa che ci si è data la possibilità di soffrire, ma significa anche saper chiedere aiuto e accettare che in alcuni momenti della vita non ce la si può fare da soli.
Il percorso è duro e difficile e diciamocela tutta, non è detto che funzioni. Ma ciò che è certo è che si intraprende insieme e si lavora e fatica in due per poterlo affrontare, arrivare ad una maggiore consapevolezza di sé e scoprire nuove lenti da indossare attraverso cui leggere se stessi e il mondo.
Siate coraggiosi e provate a non aver paura.

Il primo cuore coraggioso è quello di Roberta.

Volevo parlarti di ciò che mi sta capitando in questo periodo. I miei genitori si sono separati da pochi mesi a causa del tradimento di mio papà; mia mamma sta molto male e non esce di casa, piange tutto il giorno e non si alza dal letto. A me spiace molto vederla cosi e cerco di starle vicino il più possibile, anche fisicamente.
Quando, però, mi capita di uscire di casa per svagarmi un po', mia mamma ha veri e propri scoppi d'ira, mi urla contro e fa picchetto davanti alla porta per non farmi uscire.
Ciò che mi fa soffrire di più di questa situazione è che da un lato mi sembra non si accorga e non apprezzi quanto in realtà io stia facendo per lei, dall'altro a volte non mi sento libera di vivere la mia vita e rinuncio a uscire, nonostante sappia che, se lo facessi, non ci sarebbe nulla di male. Come posso fare?”

Penso che i tuoi vissuti siano assolutamente normali: vedi tua mamma stare così male e fai il possibile per farla stare meglio. Tua mamma sta vivendo un momento di crisi profonda e molto probabilmente sente il bisogno di vicinanza fisica, più che di quella emotiva. Il fatto di essere rimasta sola dopo anni di condivisione con un uomo l'avrà scompensata e ora starà cercando questa condivisione e vicinanza in te. Probabilmente il fatto che tu esca di casa per svago le riattiva una sensazione di abbandono e di paura che anche tu la lascerai sola, per questo ne deriva quella rabbia.
Credo che passare il tempo con lei sia una buona strategia, ma anche vivere la tua vita deve esserlo per te. Anche per te, infatti, sarà un periodo difficile e io non sacrificherei i momenti che ti prendi per te stessa, in quanto li trovo funzionali per poter reggere la situazione e ritagliarti degli spazi di condivisione di pensieri ed emozioni legati alla separazione dei tuoi genitori, che dovrai elaborare anche tu.
Credo, inoltre, che questa possa essere solo una fase transitoria in cui la tua mamma imparerà a interiorizzare la tua vicinanza e sentire che ci sei per lei, anche senza la tua presenza fisica. A maggior ragione, quindi, cercherei di non assecondarla sempre nel suo desiderio di tenerti a fianco a lei, in quanto, per i motivi detti prima, lo trovo funzionale per entrambe.
Comprendo che possano emergere sensi di colpa a saperla a casa da sola a piangere, mentre magari tu sei fuori a divertirti, ma dovresti provare a pensare quanto questo in realtà non sia disinteresse o cattiveria nei confronti di tua mamma, ma quanto possa essere protettivo per l'equilibrio di entrambe.


Continuate a scrivermi, rimanete con noi e in corno al rinoceronte.

Tati

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