Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post

martedì 7 luglio 2015

La scorsa settimana ho fatto piangere la mia mamma

La scorsa settimana ho fatto piangere la mia mamma.

Si parlava di come il rapporto madre-figlio cambi con gli anni: di come si cerchi di allontanarsi da lei, di come, magari, si parta e si vada all'estero per un periodo; di come non si riesca ad andare d'accordo in nessun modo, come se si appartenesse a due mondi lontani anni luce, quando invece ci separa solamente una generazione. Di come non si riesca a trovare un modo per far funzionare il rapporto, se non la distanza.
Poi le cose cambiano: il tempo passa, la distanza aumenta, l'assenza ne sottolinea la mancanza. E allora parte da noi quella chiamata in più, quel messaggio, quella mail lunga in cui le chiedi notizie e cerchi di spiegarle alcune emozioni. Arriva la voglia di starle vicino, di passare più tempo con lei, vedere un film insieme, cucinare, andare a fare shopping. Il tempo fa il suo egregio lavoro e ci ritroviamo così a pensare che non c'è poi molto tempo, che lei è una e sola e bellissima. Non è perfetta, non ha fatto tutto nel modo migliore possibile, ma chi lo ha fatto? Chi nasce sapendo fare questo lavoro incredibile e difficilissimo che è essere madre?

Rita, mia mamma, ha pianto perché ha pensato ad Agnese, la sua mamma, alias Donna Ines. Una donna d'altri tempi: 96 anni di vita, 10 figli (ecco perché ho parenti sparsi su ogni continente), non so più quante malattie affrontate e superate. Non era una persona facile mia nonna, sembrava uno dei personaggi delle saghe familiari di Garcia Marquez: era abituata a governare un impero e ne era davvero la regina. Per mia mamma, però, aveva un amore speciale, la rispettava e teneva in gran conto la sua opinione.
Quando mia mamma a 18 anni se ne andò di casa, lo fece per liberarsi, ma aveva un groppo in gola. Era troppo giovane ed era sola nella Città Eterna, senza mamma, senza fratelli, senza nessuno.
Gli anni passarono e da Roma si spostò a Torino, conobbe mio padre ed ebbe due bimbe. Così che quando molti anni dopo mia nonna si trasferì da Napoli a Torino, mia mamma ebbe il modo e il tempo di recuperare gli anni perduti e conoscerla di nuovo.
Riscoprì così una donna diversa, più fragile, ammorbidita dal tempo e dagli eventi. Aveva bisogno di lei più di quanto avrebbe mai potuto pensare e infatti non appena aveva un momento libero si precipitava da lei.
Eppure i rimpianti sono delle brutte bestie, ci si ritrova a pensare a cosa avremmo potuto fare di più, cosa avremmo potuto e dovuto dire, quali aspetti sarebbero dovuti cambiare.

Il tempo, il tempo aggiusta le cose e modifica le persone, le emozioni, le sensazioni che ci danno. È il motivo per cui le coppie divorziano e le amicizie finiscono o rinascono o cambiano direzione. Niente rimane uguale a se stesso, se non la sensazione che vedere la propria mamma piangere, ci faccia piangere.
Avessi un bicchiere di vino brinderei alla mia mamma, perché nessuna mamma è perfetta ma in qualche modo tutte lo sono e se siamo quelli che siamo è solo grazie a loro.

Chiara

venerdì 15 maggio 2015

CUORI CORAGGIOSI di Tatiana Mantovan


Il termine psicologia deriva dal greco psyché = spirito, anima e da logos = discorso, studio. Letteralmente la psicologia è quindi lo studio dello spirito o dell'anima. Questo è quello che ci insegnano il primo anno di università, ma dopo anni di studio, esperienza sul campo e vita vissuta, per me la psicologia è altro.
Per me significa prendersi cura di sé. Trovo coraggiosa ogni persona che sceglie di fare questo passo, di avvicinarsi a qualcuno che lo possa aiutare. Significa che ci si è data la possibilità di soffrire, ma significa anche saper chiedere aiuto e accettare che in alcuni momenti della vita non ce la si può fare da soli.
Il percorso è duro e difficile e diciamocela tutta, non è detto che funzioni. Ma ciò che è certo è che si intraprende insieme e si lavora e fatica in due per poterlo affrontare, arrivare ad una maggiore consapevolezza di sé e scoprire nuove lenti da indossare attraverso cui leggere se stessi e il mondo.
Siate coraggiosi e provate a non aver paura.

Il primo cuore coraggioso è quello di Roberta.

Volevo parlarti di ciò che mi sta capitando in questo periodo. I miei genitori si sono separati da pochi mesi a causa del tradimento di mio papà; mia mamma sta molto male e non esce di casa, piange tutto il giorno e non si alza dal letto. A me spiace molto vederla cosi e cerco di starle vicino il più possibile, anche fisicamente.
Quando, però, mi capita di uscire di casa per svagarmi un po', mia mamma ha veri e propri scoppi d'ira, mi urla contro e fa picchetto davanti alla porta per non farmi uscire.
Ciò che mi fa soffrire di più di questa situazione è che da un lato mi sembra non si accorga e non apprezzi quanto in realtà io stia facendo per lei, dall'altro a volte non mi sento libera di vivere la mia vita e rinuncio a uscire, nonostante sappia che, se lo facessi, non ci sarebbe nulla di male. Come posso fare?”

Penso che i tuoi vissuti siano assolutamente normali: vedi tua mamma stare così male e fai il possibile per farla stare meglio. Tua mamma sta vivendo un momento di crisi profonda e molto probabilmente sente il bisogno di vicinanza fisica, più che di quella emotiva. Il fatto di essere rimasta sola dopo anni di condivisione con un uomo l'avrà scompensata e ora starà cercando questa condivisione e vicinanza in te. Probabilmente il fatto che tu esca di casa per svago le riattiva una sensazione di abbandono e di paura che anche tu la lascerai sola, per questo ne deriva quella rabbia.
Credo che passare il tempo con lei sia una buona strategia, ma anche vivere la tua vita deve esserlo per te. Anche per te, infatti, sarà un periodo difficile e io non sacrificherei i momenti che ti prendi per te stessa, in quanto li trovo funzionali per poter reggere la situazione e ritagliarti degli spazi di condivisione di pensieri ed emozioni legati alla separazione dei tuoi genitori, che dovrai elaborare anche tu.
Credo, inoltre, che questa possa essere solo una fase transitoria in cui la tua mamma imparerà a interiorizzare la tua vicinanza e sentire che ci sei per lei, anche senza la tua presenza fisica. A maggior ragione, quindi, cercherei di non assecondarla sempre nel suo desiderio di tenerti a fianco a lei, in quanto, per i motivi detti prima, lo trovo funzionale per entrambe.
Comprendo che possano emergere sensi di colpa a saperla a casa da sola a piangere, mentre magari tu sei fuori a divertirti, ma dovresti provare a pensare quanto questo in realtà non sia disinteresse o cattiveria nei confronti di tua mamma, ma quanto possa essere protettivo per l'equilibrio di entrambe.


Continuate a scrivermi, rimanete con noi e in corno al rinoceronte.

Tati