Ciao a tutti! Ho deciso di celebrare la mia “prima volta” qui con questo
raccontino che è stato anche l’esordio al corso di scrittura creativa che
sto seguendo.
Attendo i vostri pareri, consigli, suggerimenti.
Buona lettura e in corno al rinoceronte!!!
ALLUVIONE DELL’ANIMA - di Rebecca Garrone.
Stava morendo.
Sentiva le forze abbandonarlo lentamente, ma non era spaventato. Da
qualche tempo l'idea della morte gli dava sollievo. Era stanco e la stava
aspettando, come quando, rassegnati, si aspetta l'autobus in un giorno in
cui si ha fretta.
Da quando era rimasto solo, aveva pensato spesso di lasciarsi morire. Ma
non lo poteva fare: aveva dato la sua parola.
In quel momento, però, non dipendeva da lui. Si opponeva alla forza
dell'acqua da troppo tempo e sapeva di non poter resistere oltre. L’unico
motivo che lo obbligava a esasperare i suoi muscoli e i suoi tendini era
quella promessa che lei, una volta, gli aveva strappato. Una forza
innaturale non gli permetteva di arrendersi.
Abitava poco fuori Genova e la pioggia lo rendeva triste.
Aveva il potere di mettergli un enorme e pesante macigno sul cuore.
La casa lo stava soffocando, e quel nove ottobre aveva deciso di uscire
per una passeggiata serale, senza badare alla pioggia incessante e agli
insistenti allarmi meteo.
Aveva bisogno d'aria, di una tregua da quei brutti pensieri.
Come sempre passò davanti allo specchio accanto alla porta,
soffermando lo sguardo sui capelli canuti. Il volto, adornato da rughe
profonde, era il riflesso di una vecchiaia che gli apparteneva solo in parte
e che era convinto di non meritare.
Uscì.
Il cielo era scuro e lui camminava instancabile. Da molte ore l'acqua era
ormai diventata incontenibile, e lui, si era soltanto sentito travolgere. In
pochi secondi l'acqua lo aveva inghiottito: gli argini del Bisagno non
erano riusciti a contenere la rabbia del torrente. In quello stesso istante, si
era reso conto che il suo cuore non poteva più sopportare tutto quel dolore.
L'istinto di sopravvivenza l'aveva spinto a cercare un appiglio, e dopo
essere stato trascinato per un centinaio di metri, era riuscito ad
aggrapparsi alle grate di una finestra.
Trovandosi così, ferito e prostrato, l'unico pensiero che gli dava la forza
di resistere era lei, la donna con la quale si era illuso di invecchiare.
Sempre lei, che si era spenta in un giorno grigio come quello e che, da
quell'istante, gli aveva fatto maledire Genova, la pioggia e la sua stessa
vita.
Si erano conosciuti in ospedale. Lui faceva l’infermiere. Lei, invece, era
abitata da un male che a poco a poco la stava divorando.
L'aveva amata da subito: amava la sua enorme forza concentrata in un
corpo così esile. Lui aveva creduto in quell’amore che lo aveva fatto
sentire potente e in grado di salvarla.
Era un romantico malinconico, una di quelle persone che soffrono per le
ingiustizie del mondo. Un empatico, un po’ burbero ma con un gran
cuore, che in lei aveva trovato la sua pace.
Lei lo aveva capito subito, le bastava uno sguardo per capire le persone.
Sapeva di non avere molto tempo e gli aveva insegnato a gioire per le
piccole cose e per ogni giorno regalato. Prima di lasciarlo per sempre, lo
aveva legato a filo doppio con la vita rubandogli un ultimo giuramento.
—Sono così stanca...avvicinati. Devo chiederti una cosa importante.
Giurami...che sarai anche i miei occhi e che vivrai...
—Ma che dici...i tuoi occhi? ...sì te lo giuro...mi senti? Te lo giuro…te lo
giuro…
Delle voci provenienti dalla casa lo rubarono ai suoi pensieri. Vide una
mano tesa e la possibilità di mettersi in salvo. Era l’ennesima occasione di
tenere fede all’impegno preso. Doveva solo scegliere tra il violento
ritorno alla vita o il dolce e consolante abbraccio della morte.
Furono attimi eterni e alla fine, a scegliere, fu una forza non sua. Un'altra
volta, l'amore per quella donna l'aveva spinto verso il gravoso sacrificio
di vivere anche per lei.
:-)
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