Ho un amico che vive in America.
Vive in una città enorme e caotica, una città che ti prende, ti trascina, ti avvolge e ti stravolge la vita per giorni, mesi, anni. Le giornate si susseguono velocemente e inesorabilmente, una dopo l'altra, come in un film a tripla velocità: cambiano le persone, le voci, i luoghi, i viaggi, ma tutto in fondo rimane sempre uguale a se stesso e questo insieme di cose ti cambia, che tu lo voglia o no.
Ci conosciamo da sempre, ma non siamo sempre stati legati. Un giorno poi, quasi per caso, ci siamo ritrovati a parlare e abbiamo scoperto di aver vissuto vite parallele. Persone molto distanti e diverse, che, però, in qualche modo si connettono l'un l'altra in un modo che ti fa pensare a quanto sia raro e meraviglioso trovare queste anime affini, sperdute nel bel mezzo all'Atlantico.
Questa sera si parlava d'amore. Si parlava di come sia complicato, di come sia una lotta, di come si combatta con le unghie e con i denti perché si crede in qualcosa, perché ne vale la pena, perché abbiamo investito tempo e cuore e vita su questo amore.
Ci sono persone che fanno questo effetto, ti guardano, ti fissano e ti passano attraverso. E ti ritrovi a parlare di amori giusti, di amori sbagliati, se l'amore sia poi mai giusto o sbagliato, se l'amore esista e cosa sia esattamente, come si possa individuare e definire tale.
"Il punto è che nella vita posso perdere tutto: posso perdere il mio tempo, il mio lavoro, la mia attività, la casa, la macchina, gli obiettivi, la forza, la giovinezza. Ma l'amore non deve essere una lotta, deve fluire liscio, non lo posso sbagliare.
L'amore no, l'amore non lo voglio perdere".
Con amore (quello sconosciuto)
Chiara
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