La scorsa settimana ho fatto piangere la mia mamma.
Si parlava di come il rapporto madre-figlio cambi con gli anni: di
come si cerchi di allontanarsi da lei, di come, magari, si parta e si vada all'estero per un
periodo; di come non si riesca ad andare d'accordo in nessun modo, come se si
appartenesse a due mondi lontani anni luce, quando invece ci separa solamente una
generazione. Di come non si riesca a trovare un modo per far funzionare il rapporto, se
non la distanza.
Poi le cose cambiano: il tempo passa, la distanza aumenta, l'assenza ne sottolinea la
mancanza. E allora parte da noi quella chiamata in più, quel messaggio, quella mail lunga
in cui le chiedi notizie e cerchi di spiegarle alcune emozioni. Arriva la voglia di starle vicino,
di passare più tempo con lei, vedere un film insieme, cucinare, andare a fare shopping. Il
tempo fa il suo egregio lavoro e ci ritroviamo così a pensare che non c'è poi molto tempo,
che lei è una e sola e bellissima. Non è perfetta, non ha fatto tutto nel modo migliore
possibile, ma chi lo ha fatto? Chi nasce sapendo fare questo lavoro incredibile e
difficilissimo che è essere madre?
Rita, mia mamma, ha pianto perché ha pensato ad Agnese, la sua mamma, alias Donna
Ines.
Una donna d'altri tempi: 96 anni di vita, 10 figli (ecco perché ho parenti sparsi su ogni
continente), non so più quante malattie affrontate e superate. Non era una persona facile
mia nonna, sembrava uno dei personaggi delle saghe familiari di Garcia Marquez: era
abituata a governare un impero e ne era davvero la regina. Per mia mamma, però, aveva
un amore speciale, la rispettava e teneva in gran conto la sua opinione.
Quando mia
mamma a 18 anni se ne andò di casa, lo fece per liberarsi, ma aveva un groppo in gola. Era
troppo giovane ed era sola nella Città Eterna, senza mamma, senza fratelli, senza
nessuno.
Gli anni passarono e da Roma si spostò a Torino, conobbe mio padre ed ebbe
due bimbe. Così che quando molti anni dopo mia nonna si trasferì da Napoli a Torino, mia
mamma ebbe il modo e il tempo di recuperare gli anni perduti e conoscerla di nuovo.
Riscoprì così una donna diversa, più fragile, ammorbidita dal tempo e dagli eventi. Aveva
bisogno di lei più di quanto avrebbe mai potuto pensare e infatti non appena
aveva un momento libero si precipitava da lei.
Eppure i rimpianti sono delle brutte bestie,
ci si ritrova a pensare a cosa avremmo potuto fare di più, cosa avremmo potuto e dovuto
dire, quali aspetti sarebbero dovuti cambiare.
Il tempo, il tempo aggiusta le cose e modifica le persone, le emozioni, le sensazioni che ci
danno. È il motivo per cui le coppie divorziano e le amicizie finiscono o rinascono o
cambiano direzione.
Niente rimane uguale a se stesso, se non la sensazione che vedere la propria mamma
piangere, ci faccia piangere.
Avessi un bicchiere di vino brinderei alla mia mamma, perché nessuna mamma è perfetta
ma in qualche modo tutte lo sono e se siamo quelli che siamo è solo grazie a loro.
Chiara

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